Making

Making dolls

Making dolls

The childhood world is divided between those who love dolls and those who are rejected by them, while there is no need to analyze the terror that some feel for dolls.

Dolls are mainly the object of girls’ play, this particularity has always been a debate topic, between those who interpreted it as a motherhood desire and those who consider it a sexist stigma. In reality, it is not clear why that for dolls is almost exclusively a female passion, while it must be said that not all girls are attracted by dolls. In general, women who during childhood were not attracted by dolls proudly declare it as a sign of strength and autonomy, while those who loved and maybe even adore them in adulthood, do not like to express their passion, as if it were a signal of weakness.

I have always loved dolls: in early childhood I talked and argued with them, in the second childhood I had fun imagining their world. In the meantime, from the age of six, I started sewing clothes for them.

As an adult I tried in every way to combine the world of childhood with the job that gave me a living, partly succeeding. My Design School final thesis initially had toys as topic, until the school council decided in a different way. Then for two years I worked in a shop that sold children’s books and Galt toys. At that time, I tried to illustrate children’s books, and then I realized that more than a painter I was a sculptor. In those days in my city (Palermo in the seventies) still there were toy makers who built rocking horses in papier-mâché. I visited them several times to learn the craftmanship, and then I became a papier-mâché artist.

Teatro Biondo Stabile, Palermo
Teatro Biondo Stabile, Palermo

I was so engaged in the “Biondo” theatre where, for some years, I built masks, puppets, props and sculptures. In those years I realized that all those who created scenes and costumes for the stage had never abandoned the world of childhood, I had found my world! For a stage edition of Miss Julie by August Strindberg the director Roberto Guicciardini commissioned me to reproduce a giant 19th century doll, which I built in fiberglass. So, I became familiar with plastic materials then available for artisanal uses: fiberglass and rubber latex. Later, other plastic materials were introduced, such as silicone rubbers, polyurethane foams or epoxy resins; toxic and obsolescent substances that I have widely used for theatrical sculptures. In the meantime, I also worked as a theatrical costume designer, which brought me back to the times when I was wearing dolls.

Now in old age I decided to challenge my historic desire to make dolls by hand. I do not like Barbie (I prefer dolls that look childish) but I was always fascinated by the story of a couple who built the first prototype in the home basement. I do not think the story was exactly in this way, because dolls of the sixties were made of PVC, a highly toxic material that requires cumbersome and expensive machinery. I tried different ways to build dolls. For example, I liked the felt dolls from the 20-30s of the Italian company Lenci, but also those requiring cumbersome and expensive machinery.

Lenci doll
A “Lenci” doll

So, I launched the paper pattern with instructions to make a felt Zisa Doll. It’s a nice doll to do at home but, a doll to be adopted as a best friend by a girl must have a more realistic face.

Body lavorazione 2
The kind of Zisa Doll totally sewn in felt

I tried porcelain and other fragile materials for doll’s head and hands, until I was attracted by the idea of printing them in 3D. Actually, I had to wait for the cost of 3D printers to lower. Finally, the Prusa printers’ KITs were introduced on the market, I bought one and built up my printer with my husband’s help. Here it is in action with the first Zisa head!

Costruire bambole

Il mondo dell’infanzia si divide fra chi ama le bambole e chi ne è respinto, mentre non è il caso di analizzare in questo momento il terrore che alcuni provano per le bambole.

Le bambole sono prevalentemente oggetto di gioco delle bambine, questa particolarità è stato argomento di dibattito fra chi lo interpretava come desiderio di maternità e chi lo combatteva come stigma maschilista. In realtà non si capisce perché quella per le bambole sia una passione quasi esclusivamente femminile, mentre vi è da dire che non tutte le bambine sono attratte dalle bambole. In genere le donne che durante l’infanzia non sono state attratte dalle bambole lo dichiarano orgogliosamente come segno di forza e autonomia, mentre chi le ha adorate e magari le adora anche in età adulta, non ama esternare la sua passione, quasi fosse un segnale di debolezza.

Io ho sempre adorato le bambole, nella prima infanzia parlavo e litigavo con loro, nella seconda infanzia mi divertivo ad immaginare il loro mondo, dall’età di sei anni in poi ho iniziato a cucire vestiti per loro.

Da adulta ho cercato in tutti i modi di coniugare il mondo dell’infanzia con il lavoro che mi dava da vivere, in parte riuscendovi. La mia tesi della scuola superiore di Design inizialmente aveva come tema i giocattoli, fino a quando il consiglio di istituto decise in modo differente. Poi per due anni ho lavorato in un negozio che vendeva libri per l’infanzia e giochi creativi. In quel periodo ho cercato di illustrare i libri per bambini, per poi capire che più che una disegnatrice ero una scultrice. Nella mia città ancora a quei tempi (Palermo negli anni settanta) esistevano giocattolai che costruivano cavalli a dondolo in cartapesta, li ho visitati più volte per imparare il mestiere e così sono diventata anch’io un’artista della cartapesta ma per il teatro. Sono stata così assunta nel teatro Biondo dove per alcuni anni ho costruito maschere, marionette, oggetti di scena e sculture. In quegli anni ho capito che tutti quelli che creavano scene e costumi per il teatro non avevano mai abbandonato il mondo dell’infanzia, avevo trovato il mio mondo! Per una edizione de “La Signorina Giulia” August Strindberg, il regista Roberto Guicciardini mi commissionò la riproduzione gigante di una bambola del 19° secolo, che io costruii in vetroresina. Così iniziai a prendere confidenza con le materie plastiche allora disponibili per usi artigianali: vetroresina, lattice di gomma. Più tardi vennero introdotte altre materie plastiche come le gomme siliconiche, le schiume poliuretaniche o le resine epossidiche; sostante tossiche e obsolescenti che comunque ho ampiamente usato per sculture teatrali. Nel frattempo, lavoravo anche come costumista teatrale, cosa che mi riportava ai tempi in cui vestivo le bambole.

Ora nella terza età ho deciso di sfidare il mio storico desiderio di fabbricare artigianalmente bambole. Non amo le Barbie (preferisco le bambole che hanno l’aspetto infantile ) ma mi ha sempre affascinato il racconto della coppia che costruì il primo prototipo nel garage di casa. Credo che non andò proprio così, perché le bambole degli anni sessanta erano fatte di PVC, materiale altamente tossico che richiede macchinari ingombranti e costosi. Io ho tentato diverse strade per costruire bambole. Ad esempio, mi piacevano le bambole di feltro degli anni 20-30 della ditta italiana Lenci, ma anche quelle richiedevano macchinari ingombranti e costosi. Così lanciai il cartamodello con istruzioni per una Zisa doll totalmente in feltro. E’ una bella bambola da fare in casa ma, per essere adottata come amica del cuore da una bambina una bambola deve avere una faccia più realistica. Ho tentato la porcellana e altri materiali fragili per la testa e le mani fino a quando ho pensato di stamparle in 3D. In realtà ho dovuto aspettare che si abbassasse il costo delle stampanti 3D. Finalmente sono stati immessi nel mercato i KIT delle stampanti Prusa, ne ho acquistato uno e ho montato la mia stampante con l’aiuto di mio marito. Eccola in azione con la sua prima testa!