Memories, Reflections

Quando il mondo dell’infanzia era in bianco e nero

Zisa and the great-grandmother look at the photo album resizedHo vissuto la mia infanzia nei primi anni sessanta ed ero un’avida lettrice, ma quello che ricordo delle mie letture era la ricerca del colore. Il panorama letterario infantile che mi si presentava, prevalentemente autarchico, era poco illustrato o illustrato malissimo, perché oltre ad evitare il costo della stampa a colori (si illustrava in bianco e nero su carta avorio non patinata, al massimo a due colori) gli editori per l’infanzia solevano rivolgersi a illustratori poco pratici dell’anatomia infantile, come se la produzione per l’infanzia fosse un sottoprodotto editoriale. All’assenza del colore associavo anche l’augustia delle storie, che contribuivano all’uggia di giornate di malattia o di pioggia, onestamente anche Andersen sembrava intrappolato in storie tristi che sembravano molto educative. Bisogna anche considerare che la nostra infazia era tutta in bianco e nero, a cominciare dalla televisione che riservava ai piccoli sono un’ora al giorno, tanto che “Carosello” (il programma di pubblicità in prima serata) era la nostra botta di vita prima di andare a letto. Poi finalmente il primo testo che conferì colore alle mie giornate fu “Il viaggio incantato” di Annie Vivanti (Londra 1868 – Torino 1942), me lo propose la nonna distraendosi finalmente dalle lettura truculente che era solita propinarmi (Pierino Porcospino o le novelle di Hoffmann). Ne “Il viaggio incantato” si narrano le vicende di Tina e Bobby che per fuggire a un pomeriggio di pioggia e di noia decidono di entrare in un quadro appeso in salotto, per poi vivere fantastiche avventure. Pur non amando molto le storie che si discostavano dalla realtà, questa mi  divertì segnandomi profondamente e, sebbene la mia edizione non fosse illustrata, riusci a restituirmi nella mente tutti i colori di cui avevo bisogno, soprattutto la sensazione di una libertà allora non concessa ai bambini. Dopo di questo, arrivò Gianni Rodari ad aprire porte e finestre negli animi infantili, neanche alle sue storie servivano le illustrazioni, perché il colore era tutto nel racconto. Infine, a dieci anni di età, fui attraversata dalla lettura di “Piccole donne”, in realtà un vero e proprio romanzo di formazione. Il mio primo lavoro è poi stato, alla fine degli anni settanta, in una libreria per ragazzi, quando il panorama letterario infantile era stato finalmente invaso dal colore e dalla fantasia, con scrittori e illustratori straordinari. Finalmente la giusta attenzione al mondo dell’infanzia.

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